I nostri consigli per
mangiare bene nei ristoranti a Napoli e Provincie.
“Napule è mille culure”
cantava Pino Daniele e i principali sono sicuramente il rosso del pomodoro
sammarzano, il bianco della mozzarella e il verde del basilico, gli stessi
colori della bandiera italiana nel mondo: la pizza napoletana. E come per
la Margerita, inventata, si dice, in onore dell’omonima regina in visita a
Napoli, qui ogni piatto è legato a una leggenda, un aneddoto, vuoi di
Totò, vuoi di De Filippo. Il pomodoro domina, soprattutto ragù (o’ rrau’),
che richiede una preparazione particolarissima per essere buono come
quello della mamma di Eduardo, cantato in una sua poesia e condisce
maccheroni e lasagne.
Un altro primo leggendario è la pasta alla puttanesca, saporitissima,
probabilmente legata a storie di bordelli.
Per chi volesse fare un tuffo nella “napoletanità”, si consiglia di
prenotare un cenone della Vigilia o un pranzo di Natale in uno dei
ristoranti di Napoli, perché in tale occasione si comprende l’inscindibile
legame tra cucina e rito e si gustano piatti tipici, come la minestra
maritata, i vermicelli con le vongole e il capitone fritto, e,
soprattutto, la traboccante varietà dei dolci: struffoli, roccocò,
mostaccioli, susamielli, pasta di mandorle, con abbondante presenza di
miele.
Dolci famosi in tutto il mondo sono anche i babà al rhum, le sfogliatelle
e la mitica pastiera, tipica di Pasqua, si dice inventata casualmente
dalla sirena Partenope con gli ingredienti portati in dono dai cittadini
per ringraziarla del suo melodioso canto d’accoglienza alla primavera.
Infine, le zeppole di carnevale, anelli fritti, volendo ripieni di crema
pasticcera.
Forse si è capito che il fritto abbonda e così, occorre nominare anche le
pizzette fritte, in vendita nei banchetti in strada, fuori dalle pizzerie.
Da mangiare camminando, semplici o ripiene di ricotta o scarola e magari
“a ogge a otto”, ossia comprate comprate oggi e pagate dopo otto giorni,
come faceva la gente più povera nei vicoli della vecchia Napoli.
Un altro luogo simbolo per la gastronomia locale è Sorrento, di cui si
conoscono i sugosi limoni, con cui si produce il limoncello, le noci,
esportate in tutto il mondo e gli altrettanto internazionali gnocchi alla
sorrentina.
Sui vini ci si limiterà a un mero elenco, lasciando a ognuno il piacere di
scoprirli in un ristorante o in un’enoteca: Aversa, Campania, Campi
Flegrei, Capri, Epomeo, Ischia, Penisola Sorrentina e Vesuvio, che
comprende la tipologia Lacrima Christi.
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