Napoli

Ristoranti Napoli e provincia
Restaurants Napoli

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RISTORANTE
Restaurant
UBICAZIONE
Location
Tenuta Astroni Napoli
Pizzeria Tutino Galante San Giorgio a Cremano
Le Arcate Napoli
Ristorante Glam San Sebastiano Al Vesuvio
Ciro a Mergellina Napoli
White Chill Out Arcofelice Pozzuoli
'A Fenestella Napoli Marechiaro

I nostri consigli per mangiare bene nei ristoranti in Napoli e Provincie.

“Napule è mille culure” cantava Pino Daniele e i principali sono sicuramente il rosso del pomodoro sammarzano, il bianco della mozzarella e il verde del basilico, gli stessi colori della bandiera italiana nel mondo: la pizza napoletana. E come per la Margerita, inventata, si dice, in onore dell’omonima regina in visita a Napoli, qui ogni piatto è legato a una leggenda, un aneddoto, vuoi di Totò, vuoi di De Filippo. Il pomodoro domina, soprattutto ragù (o’ rrau’), che richiede una preparazione particolarissima per essere buono come quello della mamma di Eduardo, cantato in una sua poesia e condisce maccheroni e lasagne.
Un altro primo leggendario è la pasta alla puttanesca, saporitissima, probabilmente legata a storie di bordelli.
Per chi volesse fare un tuffo nella “napoletanità”, si consiglia di prenotare un cenone della Vigilia o un pranzo di Natale in uno dei ristoranti di Napoli, perché in tale occasione si comprende l’inscindibile legame tra cucina e rito e si gustano piatti tipici, come la minestra maritata, i vermicelli con le vongole e il capitone fritto, e, soprattutto, la traboccante varietà dei dolci: struffoli, roccocò, mostaccioli, susamielli, pasta di mandorle, con abbondante presenza di miele.
Dolci famosi in tutto il mondo sono anche i babà al rhum, le sfogliatelle e la mitica pastiera, tipica di Pasqua, si dice inventata casualmente dalla sirena Partenope con gli ingredienti portati in dono dai cittadini per ringraziarla del suo melodioso canto d’accoglienza alla primavera. Infine, le zeppole di carnevale, anelli fritti, volendo ripieni di crema pasticcera.
Forse si è capito che il fritto abbonda e così, occorre nominare anche le pizzette fritte, in vendita nei banchetti in strada, fuori dalle pizzerie. Da mangiare camminando, semplici o ripiene di ricotta o scarola e magari “a ogge a otto”, ossia comprate comprate oggi e pagate dopo otto giorni, come faceva la gente più povera nei vicoli della vecchia Napoli.
Un altro luogo simbolo per la gastronomia locale è Sorrento, di cui si conoscono i sugosi limoni, con cui si produce il limoncello, le noci, esportate in tutto il mondo e gli altrettanto internazionali gnocchi alla sorrentina.
Sui vini ci si limiterà a un mero elenco, lasciando a ognuno il piacere di scoprirli in un ristorante o in un’enoteca: Aversa, Campania, Campi Flegrei, Capri, Epomeo, Ischia, Penisola Sorrentina e Vesuvio, che comprende la tipologia Lacrima Christi.

Informazioni turistiche città di Napoli

IL CASTELLO ANGIOINO ED ARAGONESE
La costruzione del Maschio Angioino iniziò nel 1279, sotto il regno di Carlo I d’Angiò, su progetto dell’architetto francese Pierre de Chaule. Per la sua posizione strategica il nuovo castello rivestì non solo le caratteristiche di una residenza reale, ma anche quelle di una fortezza. Fin dall’inizio esso venne chiamato “Castrum Novum” per distinguerlo da quelli più antichi dell’Ovo e Capuano. Durante il regno di Roberto d’Angiò il Castello divenne un centro di cultura dove soggiornarono artisti, medici e letterati fra cui Giotto, Petrarca e Boccaccio.
Agli Angioini successero gli Aragonesi con Alfonso I, che seguendo la scelta dei predecessori, fissò la sua dimora reale in Castel Nuovo iniziandone i lavori di ricostruzione e facendo innalzare all’esterno, fra la Torre di Mezzo e quella di Guardia, il grandioso Arco di Trionfo per celebrare il suo vittorioso ingresso nella città di Napoli. Con gli Aragonesi si assiste al passaggio dal medioevale castello-palazzo alla fortezza di età moderna, adeguata alle nuove esigenze belliche e la zona intorno al Castello perde il carattere residenziale che aveva con gli Angioini.
La struttura della costruzione aragonese risulta senz’altro più massiccia rispetto a quella angioina e rispecchia abbastanza fedelmente quella attuale, scaturita dai lavori di risanamento dei primi anni di questo secolo. Il monumento presenta una pianta trapezoidale formata da una cortina di tufo in cui si inseriscono cinque torri cilindriche (di cui quattro di piperno ed una di tufo) poggianti su un basamento in cui si aprono dei cammini di ronda. L’area del cortile, che ricalca quella angioina, è formata da elementi catalani come il porticato ad arcate ribassate e la scala esterna in piperno, opera dell’architetto maiorchino Guglielmo Sagrera, che conduce alla Sala dei Baroni e conferisce a questo angolo della corte il caratteristico aspetto dei patii spagnoli.
Alla fine del XV secolo i Francesi subentrarono agli Aragonesi; tale presenza non durò per molto tempo, in quanto i Francesi furono sostituiti a loro volta dai viceré spagnoli ed austriaci. Durante il periodo vicereale (1503-1734), le strutture difensive del castello, adibito ad un uso prettamente militare, vennero ulteriormente modificate.
Con l’avvento di Carlo III di Borbone che sconfisse l’imperatore Carlo VI nel 1734, il castello venne circondato in varie riprese da fabbriche di ogni genere, depositi ed abitazioni. Nel primo ventennio del XX secolo iniziarono a cura del Comune i lavori di isolamento del castello dalle costruzioni contigue; la validità di questo intervento scaturiva dal riconoscimento del valore storico e monumentale della fortezza e dalla necessità del recupero complessivo della piazza antistante.
Attualmente il complesso monumentale viene destinato ad un uso culturale ed è, tra l’altro, la sede del Museo Civico. L’itinerario museale si articola tra la Sala dell’Armeria, la Cappella Palatina o di Santa Barbara, il primo ed il secondo piano della cortina meridionale a cui si aggiungono la Sala Carlo V e la Sala della Loggia destinate ad ospitare mostre ed iniziative culturali.

CASTEL DELL’OVO
Il Castello è il più antico della città e sorge sull’isolotto di Megaris, primo approdo dei coloni rodii, provenienti dalla Grecia, che fondarono la città di Partenope.
In epoca tardo repubblicana (I sec. a.C.) il sito fu trasformato nella residenza del condottiero romano Lucio Licinio Lucullo, che rimase colpito dall’amenità del luogo. Nel V secolo d.C. si insediarono i monaci dell’ordine basiliano fondandovi un cenobio che divenne un importante centro di cultura della Napoli dell’epoca. Di questo periodo è la Sala delle Colonne, forse refettorio dei monaci, suddivisa in quattro navate, costruita riutilizzando le colonne della villa di Lucullo. Nel XII secolo vi si stabilirono i Normanni che ampliarono le fortificazioni, già esistenti, trasformando l’isola in una vera e propria fortezza che prese il nome di “Normandia”.
Nel 1270, con l’inizio della dominazione francese, Carlo I d’Angiò fu promotore di numerosi lavori e riunì nel Castello gli Archivi e la Magna Curia. Nel 1420 fu conquistato da Alfonso d’Aragona che in esso morì nel 1458. Nel 1503 fu occupato dai soldati francesi assediati dagli spagnoli di Ferdinando il Cattolico che con una mina distrusse una larga parte del Castello.
Ricostruito in forme bastionate dagli spagnoli, secondo quello che è l’aspetto attuale, subì altre trasformazioni nel XVII e XVIII secolo. Nel 1976 importanti lavori di restauro e consolidamento hanno interessato sia il paramento esterno che le parti interne del monumento. Al trecento risale la denominazione di Castel dell’Ovo, riferita, secondo alcuni, alla particolare forma ovoidale della struttura. Secondo altri è da collegare ad un’affascinate leggenda di origine medievale, quando il poeta latino Virgilio, a cui venivano attribuiti poteri magici, avrebbe nascosto un uovo all’interno di una caraffa, posta in una gabbia di ferro appesa ad una trave in un luogo segreto del Castello. Il destino di quest’ultimo era legato a quello dell’uovo: rompendosi l’uovo, sarebbe crollato il Castello e la città stessa. Dal 1997 il Comune di Napoli garantisce, con personale comunale e lavoratori socialmente utili, la visita ai camminamenti e ai terrazzi del Castello, da cui si gode una spettacolare vista sulla città e sul Golfo di Napoli. Il Castello di proprietà demaniale, ospita convegni, mostre e manifestazioni culturali. In esso ha sede anche il Museo di Etnopreistoria del Club Alpino Italiano, che raccoglie reperti di “industrie” umane di varie aree del mondo, secondo un iter cronologico che va da 700.000 a 3.000 anni fa.